Approfondimenti sul Marmorino Veneziano

26Feb 2014

LO STUCCO AI TEMPI DI ROMA

Stucco I-II secolo d.c.
Tomba Platorini-Roma

Tomba Platorini-Roma

 

La grandezza e la vastità, la ricchezza e l’abbondanza, la profusione e la razionalizzazione dell’arte dello stucco trovano il loro testo insuperato nel mondo romano. Gli scavi di Pompei e di Ercolano hanno messo in evidenza un uso del marmorino equivalente se non maggiore a quello del marmo, anzi, sicuramente maggiore ogni qualvolta si trattò di ricostruire in seguito a catastrofiche distruzioni o a radicali restauri. Un esempio, ben riconducibile e delineato nella dimensione spazio/tempo, si ha a Pompei. Qui, in seguito al terremoto del 63 d.C., in sede di ricostruzione, si attua su vasta scala il riutilizzo del materiale suscettibile di reimpiego attraverso le tecniche più rispondenti a tale fine. Il riciclaggio del materiale era razionalizzato al massimo:tutto il marmo, o la pietra calcarea, che non si poteva più riprendere perchè non più integro o reintegrabile veniva macinato per diventare marmorino. Ecco che si evidenziano negli scavi archeologici dei luoghi suaccennati interi colonnati di mattoni rivestiti d’intonaco di cotto e quindi lisciati a marmorino, a perfetta imitazione di quelli di marmo vero. Del marmo, infatti, essi ripetono il candore o il colore, anche con le venature, dato che detto intonaco è già secondo Vitruvio, la conditio sine qua non per la pittura a fresco. Inoltre, nei reperti di scavo dei monumenti della Grecia del periodo arcaico e classico e della Magna Grecia si rileva che la copertura a marmorino veniva effettuata anche come pulimento su elementi di pietra calcareae conchiglifera caraterizzati, pertanto, da corrosioni e lacunose porosità; si rileva altresì che pure allora ci si entusiasmava per gli occhi decorati a rilievo ed anche colorati (es.tombe macedoni); anzi, la copertura a marmorino facilitava alquanto la colorazione offrendone la base più idonea.

L’impiego dello stucco da materiali di recupero o di risulta dalla lavorazione nei cantieri diventa perciò una colossale impresa economica, poichè si raggiungono gli scopi della solidità e della bellezza senza ricorrere a materiali nuovi(marmi e pietra), il cui costo di cava, di trasporto, di modulazione, doveva essere, tanto più allora, molto alto. Poco sopra s’è parlato di materiale non più integro o reintegrabile.Ma ahimè, a questo punto, voltando la medaglia se ne vede il rovescio; infatti, per lo stesso ultimo motivo, ossia per non ricorrere a materiali di primo impiego, si badi bene, in ogni epoca, s’è perpetrata la demolizione sistematica di splendidi quanto irripetibili monumenti(ne pensiamo uno: il celeberrimo Mausoleo di Alicarnasso la cui impotenza dominò la capitale degli Ecatomnidi fino al tempo nefasto in cui fu demolito per il riutilizzo dei materiali da parte dei Cavalieri di San Giovanni). Gli stili architettonici trovano nello stucco l’elemento complementare per la realizzazione dei progetti, nella fase decorativa di rivestimento e di connotazione stilistica di superficie, poichè esso si presta a qualsiasi plasmazione: a lisciatura piana, a rilievo(alto e basso, a tutto tondo), a modanature, a motivi stilistici richiedenti una forte aggettazione.

Nella Roma repubblicana ed imperiale, già impregnata di civiltà etrusca, arrivano maestranze dall’ Attica, dalla Ionia, dalle famose isole dell’Egeo, ed il loro apporto crea un humus culturale nuovo dove la bravura e la bellezza si uniscono alla programmazione analiticamente finalizzata. Attraverso il marmorino, usato come materiale da modellare, le terme, le case, le aule, i mausolei, si rivestono di motivi vegetali, di festoni, di cornucopie, di personaggi e fatti che allacciano il presente ad un termine temporale vicino, medio e lungo, a ritroso nella storia della civiltà romana ormai fulcro ed arrivo di tutta quella mediterranea. Il decoro ed il racconto murale a stucco si accompagnano all’affresco, al rilievo marmoreo, attraverso un linguaggio vasto, vario e di immediata lettura. Volendo estrarre fra gli innumerevoli esempi, rimandiamo alla Villa dei Misteri di Pompei(vedi capitolo XII sull’ Encausto)nel cui grande portico meridionale emergono ancora colonne scanalate e supporti murali rivestiti, sia le une che gli altri, di stucco-marmorino. La stessa Villa è famosa per il racconto scenografico murale ad affresco, naturalmente su intonaco di marmorino(fra cui quello dell’iniziazione ai Misteri dionisiaci, da cui il nome alla Villa stessa).

Cosi pure ricordiamo le stupende immagini Domus Aurea, di alcune tombe della via Latina, della Basilica sotteranea presso Porta Maggiore: formazioni scultoree di prima mano si intende la messa in opera del materiale,plasmato a fresco con la stecca, sul tracciato del disegno predisposto. I motivi ripetitivi a stampo – modanature intagliate, fregi decorati, ecc.-venivano pure eseguiti a fresco, applicando sull’intonaco le opportune quantità di marmorino corrispondenti alla lunghezza del sigillo; questo veniva debitamente unto;con esso si imprimeva il marmorino, quando cominciava ad indurirsi, rifinendolo, di seguito, con le stecche metalliche, come si vedrà nella parte III, capitolo nono paragrafo 3). Ovunque arriva Roma, pervengono anche le arti e le loro relative metodologi. Esse si tramanderanno con la storia e la lingua, entrando pure neò contesto cristiano, in cui la nuova tipologia calligrammatica terrà conto dei consueti precedenti metodi di realizzazione. In particolare, sarà rispettata la rispondenza o traduzione diretta tra impostazione religioso-filosofica e rappresentazione, che qui diventa fortemente simboleggiante, astratta, tendente all’essenziale.

da “L’arte dello stucco” di Mario Fogliata e Lucia Sartor – edizioni Antilia

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